MUOVERE

CANTIERI, COMPETENZE, CITTADINANZE, COMUNITA’

PER UNA NUOVA COESIONE SOCIALE E TERRITORIALE

* * *
“Il modo più sicuro per tenere desta la tutela dei beni comuni è la cittadinanza attiva, una
mobilitazione capace di trasformare l’affetto in vigilanza (…). La cittadinanza è l’invenzione più
interessante dell’Occidente: essa ha degli uomini un’idea altissima, dal momento che chiede loro di
saper governare se stessi, sottraendosi a due opposte derive, quella del totalitarismo, che ne fa
dei sudditi, e quella del mercato, che ne fa dei clienti. A queste due forme di eterodirezione essa
contrappone la via di una comunità costruita a partire dalla libertà, che è sempre un
equilibrio delicato e prezioso” (franco cassano – sociologo).

IL PROGETTO

Le trasformazioni sociali ed economiche in atto richiedono un supplemento d’intelligenza e di
creatività da parte dei soggetti attivi nell’area “vasta”.
Ovvero: richiedono cantieri, nel senso di luoghi per condividere dati e buone prassi,
sperimentazioni civiche e dotazioni professionali, sintesi politiche e intuizioni sull’uso
lungimirante dello spazio e delle risorse.
L’obiettivo finale deve essere, alla luce dei macro orientamenti dell’Unione Europea, una rinnovata
coesione territoriale e sociale, da raggiungere mediante processi di governance multilivello
efficace ed innovativa. Che, in particolare, sappiano rigenerare processi e dinamiche di
riconciliazione tra le generazioni (altrimenti succede che chi ha oggi 20 anni abbia l’”alta
velocità” in alcune tratte ferroviarie, in internet, su facebook, twitter etc, etc e una “bassa mobilità”
sociale), tra le culture locali e quelle delle nuove etnie presenti sul nostro territorio nella
prospettiva di costruire una convivenza civile che sappia essere protagonista anche di azioni di
pace e di cooperazione internazionale.
Allora: autonomie sociali che, in termini di sussidiarietà e responsabilità/sensibilità interdipendenti
tra i diversi segmenti di territorio, promuovono azioni di sistema che “pensano” le comunità, i
bilanciamenti, la nuova qualità dello sviluppo, la salvaguardia del creato, inventando prassi
di cooperazione, di inclusione, di integrazione tra le politiche.

UN NUOVO SVILUPPO

E’ necessario cercare di abbozzare un disegno politico adeguato ai tempi che viviamo e ai
fenomeni che in essi si sono evidenziati partendo dal dato che maggior ricchezza non genera
maggior felicità. Al contrario qualità e successo della vita di relazione hanno effetti duraturi
sulla soddisfazione di vita. La cura dell’altro, la gratuità, il dono sono elementi fondamentali di
una civiltà, cementano i rapporti interpersonali sui quali è poi possibile costruire relazioni più ricche
sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista delle realizzazioni economiche. Eppure il PIL non
le riconosce; sono le fondamenta nascoste del sistema ma hanno scarsissimo riconoscimento in
termini di prestigio sociale.
Investire in beni relazionali diventa quindi il primo impegno di questo nuovo sviluppo per creare
legami, integrazione, coesione, voglia di nuova comunità laddove la globalizzazione
dell’economia e dei mercati ha prodotto nuove composizioni sociali, nuove forme
produttive e di lavoro, un rapporto tutto da inventare tra flussi, luoghi e persone.
Il risultato di questo modello ha infatti aperto un pericoloso divario tra sviluppo economico e
sviluppo sociale determinando profondissime differenze nell’accesso e nello sfruttamento delle
risorse del pianeta: fratture e divisioni sociali non possono che suscitare alla lunga reazioni
imprevedibili.
Crediamo dunque in uno sviluppo sostenibile, che si realizza affiancando alla dimensione
tradizionale di sviluppo, quella economica appunto, anche la dimensione ambientale e
quella dell'equità sociale. In base a questa visione non è possibile pensare uno sviluppo
economico basato sui continui incrementi di produzione di merci che sia anche in sintonia con la
preservazione dell'ambiente e con l’equità sociale.

IL GOVERNO DEMOCRATICO DEI PROCESSI PER UNA POLITICA CHE PROMUOVE IL BENE

COMUNE

E’ necessario che la politica riacquisti il primato sull’economia ed eserciti la propria vocazione più
nobile, quella di dare forma alla polis, alla città ove ogni uomo e ogni donna possano vivere in
maniera dignitosa. La ricerca del bene comune1 rappresenta un reale ed efficace antidoto nei
confronti di ogni degenerazione della politica, che deve essere prima di tutto reale servizio
per il paese.
Crediamo che la ricerca del bene comune possa oggi tradursi nel progettare ed attuare,
attraverso politiche coerenti, uno sviluppo sostenibile che rispetta le necessità economiche
ma che le coniuga con l’inclusione sociale e con il rispetto dei fattori ambientali. Crediamo
inoltre che il metodo della governance condivisa, proprio per la valorizzazione e la
partecipazione di tutte le componenti della società che esso richiede, possa essere quello
che meglio risponde ad un processo deliberativo realmente democratico.
IL RUOLO DELLA PROVINCIA, centro di condensazione delle istanze territoriali
E’ condivisibile l’utilità di un complessivo ragionamento sugli assetti territoriali dei nostri enti locali
in un ottica di maggior sostenibilità economica.
Ma è altrettanto vero che il PROGETTO SOCIALE che ci sta a cuore può avere nella provincia,
opportunamente guidata ed orientata ai valori della cittadinanza attiva, della centralità della
persona, della governance partecipata, un luogo privilegiato ove costruire nuove politiche
che hanno quale obiettivo una rinnovata COESIONE SOCIALE E TERRITORIALE.
E ciò, oltre che con il pieno esercizio delle competenze affidate dalla legge, si potrà ottenere
attraverso:
- iniziative di coordinamento e integrazione tra le autonomie locali con offerta di servizi e
consulenza ove sia necessario per supplire a carenze o difficoltà locali;
- attività di pianificazione della cosiddetta “area vasta” per individuare le scelte più corrette
d’investimento e di sviluppo in un’ottica di interesse sovracomunale;
- la rappresentanza del territorio veronese a livello istituzionale, per costruire una seria
interlocuzione, libera da sudditanze, con le altre province del Veneto e soprattutto con la
Regione;
- azioni di promozione e di sviluppo di un modello sociale in cui la crescita economica non
sia opposta ma conviva con la solidarietà, la giustizia sociale, la sicurezza, la democrazia,
la tutela dell’ambiente.
Prioritaria ed esenziale appare quindi in questo progetto l’interlocuzione paziente e continua con
tutti i corpi sociali intermedi ove si costruisce il tessuto del nostro vivere civile e si esercita, a volte
senza averne piena percezione, un’azione di supplenza che spesso l’ente pubblico non riconosce
e sulla quale non sa investire in modo progettuale.
A questi ambiti d’impegno sociale (volontariato ed associazionismo) ed economico (terzo
settore in genere) guardiamo con particolare attenzione per riformare una politica che è
sempre più diventata luogo di amministrazione del contingente e sempre meno luogo di
governo dei processi e di promozione e sviluppo per il futuro.

GOVERNARE CON I CITTADINI: IL TAVOLO PROVINCIALE DELLA SUSSIDIARIETA’

La creazione di un nuovo strumento di partenariato – snello, rappresentativo, capace di valorizzare
sistematicamente le molte fonti informative già attive in ambito sovracomunale e regionale,
originale nei profili di ricerca/azione – può consentire di raggiungere alcuni obiettivi non scontati, in
particolare nelle relazioni tra autonomie sociali (Organizzazioni di volontariato e relativi Centri di
servizio provinciale ; associazioni di promozione sociale registrate a livello comunale e regionale ;
cooperative e centrali cooperative ; ONLUS ; Forum Terzo Settore), autonomie funzionali e
autonomie locali.
Il Tavolo può creare valore aggiunto in ordine a :
 Valutazione condivisa delle caratteristiche “dinamiche” del territorio provinciale, in
particolare nella relazione con i macro obiettivi fissati dal PTRC regionale.
 Condivisione, tra i soggetti partecipanti al Tavolo, degli indicatori di cittadinanza attiva quali
percentuale di adesione ai diversi partiti, numero votanti per tornata elettorale, presenza
delle donne nelle istituzioni, sottoscrizione di petizioni, manifestazioni, adesione ad
associazioni di volontariato, acquisti etici, impegno personale, presenza e qualità della
presenza di associazioni religiose, culturali, sportive, tasso di ricambio intergenerazionale,
strutture di democratizzazione interna, evoluzione delle forme giuridiche in relazione alle
normative nazionali e regionali, attivazione di esperienze sussidiarie rispetto a specifiche
politiche pubbliche, coinvolgimento in settori quali le politiche sociali attraverso i piani di
zona….
 Promozione di specifici studi relativi agli strumenti posti in essere dalle autonomie locali –
anche con risorse regionali – nella relazione con le autonomie sociali, in particolare in
relazione a servizi di promozione della cittadinanza , dei diritti di base, della governance
multilivello (bandi, convenzioni, sistemi e tempi dei pagamenti, voucher, partnership
progettuali….) e promozione di sinergie e cooperazioni rafforzate tra le autonomie.
Valutazione, puntuale e progettuale anche sul piano normativo ed economico finanziario,
degli indicatori di impatto sociale delle attività poste in essere dalle autonomie sociali
entro le coordinate complessive delle politiche di welfare e ri-modulazione di tali politiche
sulla base di una sussidiarietà non implicita o benevolmente riconosciuta, ma stimata
nei suoi tratti, caratteri, benefici e costi ( anticipati rispetto ai capitoli pubblici e/o
fatti risparmiare al decisore e/o regolatore territoriale).

POLITICHE DI WELFARE – LAVORO – FORMAZIONE

welfare
Oggi il nuovo Welfare dovrà avere un sistema multiplo di accessi. Alla flessibilità dei nuovi lavori,
alla personalizzazione dei percorsi professionali, allo sviluppo delle carriere trasversali, non può
che corrispondere un Welfare ripensato e partecipato.
Il Veneto ha una grande tradizione di servizi e di politiche sociali e sanitarie : ripensare insieme il
welfare non significa smantellare o ridurre, ma riqualificare, razionalizzare, integrare e
riprogettare partendo dai risultati acquisiti in questi decenni per giungere - in Veneto e in Italia - a
nuove stagioni di certezze e sicurezze, a politiche sociali che prevedano, ad esempio, reddito
minimo di garanzia, conto individuale di sicurezza sociale, rimodulazione degli
ammortizzatori sociali.
In materia di politiche per la famiglia indichiamo alcune strade prioritarie da percorrere:
 politiche di sostegno al reddito;
 politiche di agevolazione fiscale ;
 consolidamento dei servizi alla persona;
 politiche innovative per la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi per la famiglia;
 consolidamento delle politiche per le persone non autosufficienti;
 rinnovate politiche per consentire il diritto alla casa specie alle nuove famiglie;
 rafforzamento del sostegno pubblico al pagamento degli affitti;
 promozione dell’alfabetizzazione ai nuovi saperi ( formazione permanente integrata) e
promozione di alleanze educative tra famiglia, scuole dell’autonomia e media locali (
radio e televisioni).
La Provincia, anche laddove sia priva di competenze specifiche:
- deve saper orientare, promuovere, sollecitare gli enti locali a percorrere queste strade;
- deve svolgere nei confronti della Regione una interlocuzione forte affinché questa si
ponga realmente e fattivamente, stante il concreto timore delle comunità e degli enti locali
sulle risorse disponibili, come punto di equilibrio progettuale e reale sussidiarietà.
La PROVINCIA dovrà inoltre adempiere compiutamente a quanto di sua competenza è stabilito
dalla legge 328/2000 per la programmazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi
sociali:
- partecipare alla definizione e all’attivazione dei piani di zona:
- svolgere funzioni di informazione e di analisi dell’offerta (osservatorio);
- coordinare gli interventi;
- formare e aggiornare gli operatori.
In questo settore esistono vasti spazi di operatività che, in un’ottica di sussidiarietà e di supporto la
Provincia può esercitare ponendosi come riferimento della Regione da una parte e come supporto
– rappresentanza dei Comuni dall’altra. Uno dei temi di maggior attualità e necessità è ad esempio
quello della recente figura dell’amministratore di sostegno. Reperimento, formazione,
accompagnamento formativo e consulenza giuridica di queste figure sono funzioni di
assoluto interesse pubblico. Alcuni di questi compiti potrebbero essere assunti in proprio
dalla Provincia attraverso un ufficio apposito che sappia coordinare anche le realtà sociali
che sul territorio si occupano della materia per uniformarne e qualificarne le prassi.
qualità e tutela del lavoro
La centralità del lavoro significa centralità della persona
E’ necessario offrire a tutti i lavoratori maggiori tutele e garanzie riformando gli
ammortizzatori sociali – oggi circoscritti a limitate realtà produttive – nella prospettiva di un
modello di flexsecurity orientato a promuovere opportunità per tutti. Superando il dualismo che
oggi sfavorisce i lavoratori atipici, le piccole e piccolissime imprese, e tanti giovani e donne privi
di qualsiasi sostegno in caso di crisi aziendale, di perdita anche temporanea del lavoro.
Porre la persona al centro del lavoro aiuta a comprendere meglio la necessità di una politica per
la conciliazione dei tempi. Il lavoro è uno strumento dell’uomo non il suo fine. Abbiamo il
dovere di concentrare la nostra azione sociale per un lavoro dignitoso, perché ogni lavoratore sia
nelle condizioni di costruire una vita buona e dignitosa.
Valorizzare la persona significa, poi, assumere la vita di ognuno come la chiave di lettura del
mondo del lavoro di oggi: il campo degli interventi è assai variegato a partire dallo scandalo
delle morti bianche fino a giungere all’instabilità lavorativa che si traduce in precarietà della
vita; così come si traduce nel rischio di disoccupazione o cassa integrazione per gli over 50. In
questa prospettiva crediamo che oltre alla difesa e alla tutela del lavoro sia necessario fare uno
sforzo sinergico per creare nuove opportunità a partire dal sostegno e dalla promozione dell’autoimpreditorialità.
Lavoro promotore di cittadinanza
Oggi bisogna ragionare in termini di diritti della persona, declinandoli nella sua vita e nella
sua socialità. Il lavoro, allora, torna ad essere promotore di cittadinanza, in quanto strumento
privilegiato per la autopromozione personale e mezzo per contribuire alla crescita del benessere
della comunità locale e della società tutta.
A partire dalle dimensioni della vita degli uomini e delle donne, vanno intrapresi nuovi percorsi di
cittadinanza in modo che i lavori rispondano alla realtà dei corsi di vita delle persone,
tengano conto dell’inserimento dei giovani, della genitorialità, della necessità di
formazione e aggiornamento, dei periodi di precarietà, dell’invecchiamento e dell’uscita
per pensionamento, del rispetto dei tempi di festa, e della socialità….
Politiche per il lavoro
I principi individuati sono essenzialmente quattro:
 Imprenditorialità: è necessario agevolare l’avviamento e la gestione delle imprese, sviluppare il
mercato per il capitale di rischio e rendere il sistema fiscale più favorevole all’occupazione.
 Occupabilità: è necessario agevolare la transizione dalla scuola al lavoro, passando
progressivamente da misure passive a misure attive di inserimento nel mondo del lavoro e
sviluppando un approccio partecipativo da parte dei lavoratori.
 Adattabilità: è necessario modernizzare l’organizzazione del lavoro e sostenere l’adattabilità
delle imprese, eliminando gli ostacoli fiscali alla promozione degli investimenti in risorse umane
e rioriorientando le politiche di aiuto di stato alla riqualificazione dei lavoratori.
 Pari opportunità: è necessaria la riduzione del divario fra tasso di disoccupazione maschile e
femminile, attraverso misure di sostegno attivo all’occupazione delle donne.
Giungere alla formulazione e/o potenziamento di politiche pubbliche tendenti a :
 Raggiungere il pieno impiego, migliorare la qualità e la produttività del lavoro, anche al fine di
rafforzare la coesione sociale .
 Favorire un approccio al lavoro fondato sul ciclo di vita delle persone.
 Creare mercati del lavoro che favoriscano dinamiche di inclusione in particolare per i soggetti
svantaggiati (giovani, donne, disabili).
 Migliorare la risposta ai bisogni del mercato del lavoro.
 Favorire la flessibilità conciliandola con la sicurezza sul lavoro e riducendo la segmentazione
del mercato del lavoro.
 Vigilare che l’evoluzione dei salari e degli altri costi del lavoro sia favorevole all’occupazione.
 Aumentare e migliorare gli investimenti nel capitale umano.
 Adattare i sistemi di educazione e di formazione alle nuove competenze richieste.
 Incentivare forme di democrazia economica sollecitando e sostenendo forme d’impresa che
pongono al centro il protagonismo dei lavoratori, sia nella prospettiva di una
corresponsabilizzazione nella gestione delle imprese sia sviluppando quegli strumenti che
possono consentire a ciascuno di divenire imprenditore di se stesso.
Riteniamo necessario che la PROVINCIA, attraverso gli strumenti e le competenze di cui gode in
materia di lavoro, si renda protagonista di politiche che, all’interno di queste coordinate condivise,
sappia cogliere l’insieme degli orientamenti che l’Unione formula circa la governance del lavoro,
promuovendo e sostenendo fattivamente, sollecitata in ciò anche dal particolare momento di
sofferenza e crisi economica, un nuovo patto sociale tra tutti gli attori del territorio per
favorire, attraverso iniziative concrete, il perseguimento dei citati obiettivi in un’ottica di
maggior inclusione e coesione sociale.
I CPI (CENTRI PER L’IMPIEGO) gestiti dalla Provincia dovranno diventare progressivamente
realtà di accompagnamento (informazione e orientamento) nei confronti di lavoratori e
aziende. Settore formazione, settore istruzione, settore lavoro dovranno operare in modo
sinergico e attraverso un progetto unitario per attuare, attraverso la realizzazione degli
obiettivi sopra indicati, quel ruolo di governo politico del mercato del lavoro e della
formazione che per legge compete alla provincia.
Il particolare momento economico induce a porre particolare attenzione e ad immettere risorse per
l’ampliamento degli strumenti di sostegno al reddito (ammortizzatori sociali)
implementando quelli esistenti ed introducendone anche di nuovi a favore del lavoro
precario, intervenendo sui sussidi di disoccupazione e sulle forme della cassa integrazione,
valorizzando il fondo interprofessionale per la formazione professionale dei lavoratori
dipendenti, sostenendo economicamente il reinserimento nel mondo del lavoro dei
disoccupati.
Formazione professionale
Diventa una scelta strategica puntare sulla formazione durante tutto il periodo della vita della
persona. L’apprendimento dentro e fuori del luogo di lavoro sono importanti, non solo per il
sistema economico e per le aziende, ma per gli stessi lavoratori-cittadini affinché divengano
capaci di fronteggiare al meglio i cambiamenti frutto delle possibili future innovazioni
tecnologiche. D’altro canto puntare sulla formazione per tutto l’arco della vita attiene ad una
questione di rilevanza sociale non indifferente e caratterizza un modello di welfare più moderno
e partecipato.
Nel promuovere innovazione, crediamo non si possa prescindere da una legge sui “diritti
individuali di formazione”.
In particolare riteniamo sia da evidenziare quanto la formazione professionale fa sia nella sfida ad
arginare la dispersione scolastica sia nell’accoglienza e formazione di giovani migranti.
Un punto a sé merita il tema dell’apprendistato, in particolare per quanto riguarda quello in diritto
dovere. La riforma dell'apprendistato, iniziata con la Legge 196/97, ha portato ad un cambiamento
profondo nelle politiche attive del lavoro e della formazione per i giovani. Il "nuovo modello" di
apprendistato, si caratterizza per l'estensione a tutti i settori produttivi e per la forte valorizzazione
della componente formativa. Da questo deriva che l’apprendistato, soprattutto quello in diritto
dovere, deve porsi l’obiettivo primario del riconoscimento formale o anche non formale delle
competenze raggiunte al fine del conseguimento della qualifica professionale. L’apprendistato va
pertanto ripensato e, nello specifico, quello in diritto dovere deve venire maggiormente collegato
con il sistema dell’istruzione e formazione professionale.

TERZO SETTORE

volontariato ed associazionismo
Le realtà associative di volontariato e di promozione sociale sono da sempre un vanto per la realtà
veronese. E’ un dato di fatto peraltro che una presenza tanto massiccia e multiforme in settori
strategici della nostra società e vita comune (consumo, ambiente, cultura, turismo, sport e
tempo libero, pace e diritti umani, handicap e disagio, pari opportunità, famiglia,
accoglienza e integrazione degli stranieri ….) non riesce quasi mai ad incidere nelle scelte
politiche di programmazione e sviluppo delle nostre amministrazioni.
Un progetto come questo, fondato sulla partecipazione attiva, contiene già nelle sue linee di fondo
l’intento di valorizzare al massimo quanto esiste e di promuovere qualsiasi iniziativa diretta a dare
impulso a queste autonomie sociali riconoscendo in esse una intrinseca politicità, spesso non
percepita dai medesimi attori, in quanto realizza obiettivi di bene comune. La supplenza che tante
realtà associative svolgono alle carenze di iniziativa e di risorse dell’ente pubblico deve essere
sentita da quest’ultimo come un obbligo ad individuare forme sempre più raffinate di
coinvolgimento e di coprogettazione e proprio a questo fine si ritiene fondamentale la
partecipazione di questi soggetti al “tavolo della sussidiarietà”.
dinamiche dell’economia civile
Non è importante solo creare lavoro, ma creare lavoro buono. A tale proposito rivendichiamo
anche l’importanza di investire sull’economia civile. In Europa ci sono oggi 2 milioni di imprese
sociali. Queste imprese che fondano la loro mission sulla crescita del bene comune e non
sull’esasperata spartizione degli utili, mostrano di avere gli anticorpi per fronteggiare la crisi.
Abbiamo il compito di coltivare una economia della responsabilità sociale. C’è un cambio di
mentalità che va operato.
In primo luogo ad ogni cittadino va chiesta l’assunzione di responsabilità. Ognuno di noi è
immerso nel sistema economico e opera ogni giorno scelte quando fa la spesa, quando apre un
conto in banca, quando sceglie un fondo pensione…. Conoscere le origini del prodotto che
acquistiamo sia materiale che finanziario è indispensabile se vogliamo rimuovere le cause delle
disuguaglianza e aprirci ad una cultura del limite.
In secondo luogo la richiesta di cambio di mentalità si deve dirigere verso tutti gli operatori
economici. L’economia deve essere vista come strumento per la crescita di tutta la società
globale e non finalizzata esclusivamente all’aumento dei profitti di quelli che hanno la fortuna
di gestire i flussi di capitale. Il loro compito è quello di contribuire alla creazione delle condizioni
perché tutti possano aspirare ad una vita buona.
La democrazia economica può creare le condizioni per uno sviluppo eco e socio compatibile
attraverso un processo di cambiamento tale per cui, il concetto di benessere, lo sfruttamento delle
risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti
istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali.
Alla PROVINCIA dunque il compito di valorizzare compiutamente queste sensibilità e
questa presenza che sul nostro territorio produce beni economici ad alta valenza
relazionale e solidale, attraverso:
- l’istituzione di una specifica delega al terzo settore;
- la partecipazione di queste realtà al “tavolo della sussidiarietà”;
- la promozione di spazi informativi e formativi sui temi del terzo settore e
dell’economia civile;
- incentivazione e sostegno di progetti che favoriscono la crescita di queste realtà ed
il loro coordinamento;
Servizi pubblici e partecipazione
Una particolare attenzione riteniamo debba essere rivolta, per la valenza sociale che hanno
sul versante economico in questo particolare momento, alle politiche per i consumatori
promuovendo a livello provinciale un tavolo di coordinamento tra Camera di Commercio,
associazioni dei commercianti e dei consumatori.
Appare anche fondamentale attuare una piena partecipazione dei cittadini, attraverso le
associazioni dei consumatori riconosciute ed operanti nella nostra provincia, nelle aziende
partecipate ove si definiscono programmi e strategie aventi ad oggetto servizi pubblici
essenziali per la nostra collettività.

TUTELA DELL’AMBIENTE

l’Unione Europea si è posta entro il 2020 l’obiettivo di ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto
serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili.
Proponiamo che la Provincia di Verona si impegni a raggiungere tali obiettivi e sostenga i Comuni
che aderiscono volontariamente al Patto dei Sindaci.
Proponiamo che il programma della Provincia di Verona preveda in particolare di:
1. Promuovere la cultura del risparmio energetico e dell’uso ottimale delle risorse attraverso
campagne informative
2. Ridurre le emissioni inquinanti per migliorare la qualità dell’aria in particolare attraverso il
controllo ed il rinnovo delle centrali termiche;
3. Promuovere la diffusione delle energie rinnovabili alternative e l’efficienza energetica degli
edifici anche tramite la promozione di regolamenti edilizi sostenibili;
4. Incrementare le percentuali di Raccolta Differenziata, nonché quelle di recupero e riciclo di
materia ed energia dai rifiuti
5. Ridurre la produzione pro-capite di RSU ed evitare la termovalorizzazione dei rifiuti
6. Realizzare modelli di mobilità sostenibile, privilegiando i trasporti pubblici, l’utilizzo delle reti
ferroviarie, limitando l’uso del mezzo privato e la proliferazione delle autostrade,
realizzando piste ciclabili sul territorio
7. Effettuare un esigente studio di impatto ambientale pre le grandi opere che minacciano il
territorio (autodromo, galleria delle Torricelle, aereoporto Catullo...)
8. Salvaguardare le risorse idriche con una pianificazione sostenibile e la sistematica
realizzazione di impianti fognari e di depurazione (lago di Garda, fiumi sorgenti, falde e
risorgive);
9. Conservare e tutelare la flora e la fauna locali, regolamentare e controllare la caccia e la
pesca, tutelare le oasi e le aree protette;
10. Tutelare i boschi e le foreste e sviluppare i servizi antincedio;
11. Sviluppare le attività eco-compatibili legate al settore agricolo, il trattamento dei liquami e
la riduzione dei pesticidi

ISTRUZIONE E PATRIMONIO SCOLASTICO

La Provincia deve farsi carico, attraverso le competenze nel settore dell’istruzione e della
formazione, di sviluppare un sistema formativo integrato operando in modo attento
nell’organizzazione e nella gestione di questi aspetti fondamentali:
:
 orientamento
 alternanza scuola lavoro
 supporto alla realizzazione dell’obbligo formativo
 cura della rete scolastica in funzione delle aspettative dell’utenza
 necessità formativa del territorio (in senso non solo economico , ma anche di convivenza,
cultura, in conclusione di integrazione relazionale e solidale)
 riorganizzazione del sistema dell’educazione permanente
Per realizzare questi obiettivi l’ente provincia a tutt’oggi non ha strutture adatte. Bisognerà quindi
creare una struttura di governo della formazione.
E’ necessario perseguire una politica che sappia realizzare una offerta formativa coerente con:
 mercato del lavoro
 esigenze delle famiglie
 dispersione scolastica
 immigrazione e problematiche culturali connesse all’inclusione
 riforma della scuola
Solo un’analisi attenta, attraverso un osservatorio permanente, di questi temi sensibili per la
nostra realtà scolastica può consentire decisioni lungimiranti assunte con consapevolezza.
Le scuole superiori della provincia
Il primo obiettivo e compito fondamentale della Provincia è quello di assicurare che le
scuole superiori che rientrano nel loro ambito di competenza rispondano ai requisiti e ai
parametri di sicurezza sanciti dalle normative di legge.
Un ulteriore importante obiettivo è quello della razionalizzazione scolastica.
Tale obiettivo, particolarmente complesso, dovrà essere attuato attraverso alcuni criteri:
 la territorialità (accorpamenti di scuole o “smembramenti” di esse, devono rispondere al criterio
di creare “poli scolastici” omogenei sul territorio, concentrati cioè in un unico luogo e non
dispersi tra comuni diversi);
 la qualità del servizio (non si può rispondere positivamente alla richiesta di “parcellizzare” le
scuole, in particolare quelle superiori, sul territorio. Una scuola superiore deve garantire
organico stabile, attrezzature adeguate e laboratori.)
Pur non avendo competenza specifica in merito, la Provincia proporrà iniziative atte a favorire
l'integrazione degli alunni stranieri anche nelle scuole elementari e medie nonché a fornire
strumenti utili a garantire in esse la presenza costante di insegnanti di sostegno e strumenti di
mediazione culturale e linguistica.

MOBILITA’ E TRASPORTO

Preoccupa la scarsa capacità delle Amministrazioni locali nell’affrontare il tema della mobilità non
solo del comparto ma nei suoi riflessi generali.
La sola pianificazione urbanistica senza una vera inversione di tendenza che metta la qualità
della vita al centro dell’azione amministrativa ci sembra assolutamente insufficiente.
Fino ad ora abbiamo assistito a proposte di tunnel e autostrade in città, filovie, mezzi di trasporto
diesel al posto degli attuali a metano, eliminazione delle piste ciclabili, un continuo aumento delle
multe per divieto di sosta, cattiva gestione dei cantieri stradali cittadini.
A partire dal comparto delle ex Cartiere si dovrebbe pensare, contestualmente alla progettazione
urbanistica, ad una vera politica della mobilità cittadina rivolta non solo ad evitare di perdere i
“fondi ministeriali” ma a dare una vera alternativa all’utilizzo dell’automobile privata. Una
mobilità che sappia fissare come priorità la libertà e la salute del cittadino. Un’idea poteva essere
l’individuazione di un mobility manager a carico dei privati che studiasse i flussi di traffico in entrata
e uscita e l’agevolazione con ogni mezzo dell’accesso ciclabile e pedonale.
E’ unanime la convinzione che la mobilità cittadina dovrebbe essere pensata per soddisfare le
esigenze di un’utenza che è necessariamente eterogenea. Una logistica della mobilità razionale e
coerente dovrebbe consentire di muoversi a piedi, in bicicletta e con i mezzi pubblici,
adeguandosi alle realtà oggettive di lavoratori, famiglie, anziani e bambini.
Gli attrattori di traffico (ospedali, scuole, istituti bancari, uffici anagrafici) dovrebbero essere
spostati dai centri antichi e trovare collocazione in ambiti decentrati. Lo stesso vale per realtà quali
la Fiera, che provoca addirittura intasamenti autostradali in occasione delle principali rassegne.
Quanto al trasporto pubblico, l’unione delle due aziende in realtà non ha prodotto benefici concreti
poiché tuttora è impossibile per l’utente usare indifferentemente, nell’ambito cittadino, un mezzo
Apt o Amt, che renderebbe più agevole spostarsi con i mezzi anziché con l’auto. Ciò influisce
anche sull’hinterland industriale, poiché nella Zai e nelle zone limitrofe, nonostante i nuovi
parcheggi, la sosta dei veicoli continua ad essere disordinata e spesso insostenibile.
La provincia ha competenza diretta sulla mobilità intercomunale ed intersettoriale, mentre
ha la rappresentanza degli interessi collettivi afferenti alle comunità veronesi, nei confronti
del governo regionale, nazionale ed europeo delle connessioni su grandi distanze.
Si propone dunque che la provincia valorizzi nei propri interventi le sensibilità di modalità
sostenibile cui abbiamo sopra accennato e attivi sul tema politiche di vera concertazione
con la Regione, le altre province ed i comuni, dando voce e concreta attuazione alla
volontà di affrontare le problematiche e dare risposte che non si limitino ad interventi
settoriali, ma ad una progettualità organica, articolata e di respiro quanto meno
interregionale.
Il tavolo della sussidiarietà, per la completezza di rappresentatività degli attori che operano
sul territorio, potrà poi essere il luogo ove operare consultazioni e ulteriori valutazioni sulla
utilità/necessità e sostenibilità delle opere.

IL NOSTRO SLOGAN

I cittadini come partner

Le amministrazioni rafforzano le proprie relazioni con i cittadini quando li informano,
consultano e coinvolgono attivamente.